In Breve
- Qual è la causa principale dell'emergenza plastica in Italia?
- La causa principale è la carenza di sbocchi per il materiale riciclato, penalizzato dalla concorrenza di materie prime vergini a basso costo.
- Quali regioni italiane sono più colpite dall'emergenza plastica?
- Le regioni più colpite includono Campania, Lazio, Puglia, Marche, Emilia-Romagna e Sardegna.
- Cosa ha deciso il Tribunale di Milano riguardo a Corepla?
- Il Tribunale ha disposto l'amministrazione giudiziaria di Corepla per un anno a causa di controlli inadeguati sulla filiera.
Unindustria, l’associazione delle imprese del Lazio, ha lanciato un allerta riguardo all’emergenza plastica che sta colpendo la regione, con rischi significativi per l’intera filiera del riciclo e per il servizio di raccolta dei rifiuti urbani. La principale causa di questa crisi è la carenza di sbocchi per il materiale riciclato, che si trova a dover competere con materie prime vergini a basso costo importate dall’estero. Questa situazione ha portato a una riduzione delle capacità di stoccaggio negli impianti di trattamento.
La criticità si somma a problemi già esistenti in altri flussi della raccolta differenziata, dove mancano soluzioni impiantistiche adeguate. Ciò ha determinato accumuli di rifiuti, rallentamenti nel processo di raccolta e un aumento dei costi legati all’invio del materiale fuori regione, senza contare l’impatto ambientale dei trasporti necessari.
Recenti dati riportati al tavolo delle plastiche del 28 luglio evidenziano una perdita di capacità di trattamento di circa 12.000 tonnellate al mese nell’ultimo anno. Secondo il censimento Ispra 2024, in Italia sono presenti 384 impianti per un totale di 953.198 tonnellate di materiale trattato. Le regioni più colpite da questa emergenza includono Campania, Lazio, Puglia, Marche, Emilia-Romagna e Sardegna, con segnalazioni anche da Piemonte e Veneto.
I fermi impianto sono causati sia da eventi accidentali, come incendi che hanno interessato diversi impianti di riciclo e stoccaggio durante l’estate, sia dalla mancanza di sbocchi di mercato e da ritardi autorizzativi. Per evitare la saturazione degli impianti e il conseguente blocco della raccolta, oltre al rischio di incendi, il ministero dell’Ambiente ha proposto interventi regionali per aumentare e razionalizzare gli stoccaggi. Sono state anche messe in campo misure temporanee da consorzi e imprese per mitigare il blocco della raccolta.
Un ulteriore sviluppo significativo è avvenuto il 16 settembre, quando il Tribunale di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziaria per un anno del consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, Corepla. Questo provvedimento è stato adottato nell’ambito di un procedimento relativo a un’agevolazione colposa a favore di una società consorziata. Secondo il tribunale, Corepla non avrebbe effettuato controlli adeguati sulla filiera, omettendo di verificare la capacità imprenditoriale e l’organizzazione di Synextra Spa e dei centri di selezione e stoccaggio, non adottando misure tempestive per prevenire il rischio di gestione illecita dei rifiuti.
A seguito di questo provvedimento, Corepla ha ribadito la propria estraneità a fatti illeciti, sottolineando la correttezza del proprio operato e la massima collaborazione con le autorità competenti. L’organizzazione ha garantito la prosecuzione regolare delle attività, confermando il proprio impegno a servire la filiera dell’economia circolare e la collettività con trasparenza ed efficienza.

