Tag: economia

  • Cartello nel settore degli additivi edili: la Commissione Ue lancia accuse contro i produttori

    Cartello nel settore degli additivi edili: la Commissione Ue lancia accuse contro i produttori

    In Breve

    Quali aziende sono accusate di cartello?
    Le aziende coinvolte includono Cemex, Sika, Mapei e TAM.
    Cosa sono gli additivi per cemento?
    Sono sostanze chimiche utilizzate per migliorare le proprietà di calcestruzzo e malte.
    Quali potrebbero essere le conseguenze per le aziende?
    Le aziende potrebbero affrontare sanzioni fino al 10% del loro fatturato annuo globale.

    La Commissione europea ha avviato un’inchiesta su alcuni dei principali produttori di additivi per cemento e calcestruzzo, accusandoli di aver costituito un cartello per imporre prezzi più elevati ai clienti. Tra le aziende coinvolte figurano nomi noti del settore, come Cemex, una filiale del gruppo Saint-Gobain, il leader svizzero Sika, l’italiana Mapei e la francese TAM.

    Gli additivi in questione sono sostanze chimiche essenziali nel settore edile, utilizzate per migliorare le proprietà di calcestruzzo, cemento e altre malte. Secondo le informazioni fornite dalla Commissione, le ispezioni a sorpresa effettuate nel 2023 hanno rivelato sospetti di intese tra produttori e associazioni di categoria in paesi come Francia, Germania e Spagna.

    Le indagini si concentrano su presunti accordi per aumentare i prezzi in modo coordinato nel 2021 e nel 2022, un periodo critico segnato dall’invasione russa dell’Ucraina, che ha avuto un impatto significativo sulle forniture e sui costi delle materie prime nel settore edile.

    Se le accuse dovessero essere confermate, la Commissione potrebbe infliggere sanzioni severe, che potrebbero arrivare fino al 10% del fatturato annuo globale delle aziende coinvolte. Tuttavia, le imprese avranno la possibilità di difendersi dalle accuse e presentare le proprie argomentazioni.

    Questa situazione evidenzia le sfide che il settore edile sta affrontando in un contesto economico instabile e la necessità di garantire una concorrenza leale per proteggere i consumatori e le piccole imprese. La Commissione europea ha ribadito il suo impegno a combattere le pratiche anticoncorrenziali e a promuovere un mercato equo e competitivo.

  • Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo con un fatturato oltre 48 milioni

    Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo con un fatturato oltre 48 milioni

    In Breve

    Qual è il fatturato di Oropan?
    Oropan registra un fatturato superiore a 48 milioni di euro.
    In quanti Paesi esporta Oropan?
    Oropan esporta i suoi prodotti in 26 Paesi.
    Quali sono gli obiettivi del Piano Strategico ESG 2026–2029?
    Azzeramento delle emissioni di Scope 1 e 2 e riduzione del 30% di Scope 3 entro il 2029.

    Oropan: il pane Made in Italy conquista il mondo

    Oropan, un’azienda italiana specializzata nella produzione di pane, ha raggiunto un traguardo significativo esportando i suoi prodotti in 26 Paesi e registrando un fatturato superiore a 48 milioni di euro. Nel 2025, l’export ha visto una crescita di quasi 11 punti, evidenziando la crescente domanda per il pane Made in Italy a livello internazionale.

    Un impegno verso la sostenibilità

    Guidata da Lucia Forte e dai suoi fratelli, Oropan ha fatto della sostenibilità la sua linea guida. L’azienda ha adottato una governance evoluta e ha implementato il metodo della doppia materialità, che permette di misurare l’impatto delle proprie attività sia sugli stakeholder che sull’ambiente.

    Piano Strategico ESG 2023–2025

    Il Piano Strategico ESG 2023–2025 di Oropan ha già realizzato oltre il 90% delle 101 iniziative previste. Tra i risultati ottenuti, spiccano 17.000 ore di formazione, un aumento della presenza femminile nel personale del 162,5% e l’azzeramento del turnover femminile. Inoltre, l’azienda ha ridotto le emissioni e i rifiuti e ha eliminato oltre 43.000 kg di plastica dagli imballaggi primari.

    Riconoscimenti e certificazioni

    Oropan ha ottenuto 18 certificazioni di qualità, di sistema e di prodotto, oltre al Rating di Legalità con il massimo punteggio e alla medaglia d’argento EcoVadis, che la colloca nel 5% delle migliori aziende del settore a livello mondiale. Questi riconoscimenti attestano l’impegno dell’azienda in materia di ambiente, etica, pratiche lavorative e tutela dei diritti umani.

    Obiettivi futuri: il Piano Strategico ESG 2026–2029

    Il nuovo Piano Strategico ESG 2026–2029 di Oropan fissa obiettivi ambiziosi, tra cui l’azzeramento delle emissioni di Scope 1 e 2 e una riduzione del 30% di Scope 3 entro il 2029. L’azienda prevede di utilizzare energia da fonti rinnovabili, sviluppare un packaging integralmente sostenibile e promuovere l’agricoltura rigenerativa. Inoltre, si impegna a digitalizzare la filiera e a sviluppare nuovi prodotti nutrizionali, accompagnati da programmi di crescita professionale e welfare aziendale.

    Il pane come simbolo di identità culturale

    Oropan non si limita a produrre pane; il suo prodotto è un’espressione del Made in Italy e della dieta mediterranea, un elemento di identità culturale che rappresenta un valore di filiera certificata. L’azienda utilizza il pane come leva per dimostrare la solidità e la continuità del proprio modello industriale, contribuendo così a rafforzare la reputazione dell’Italia nel settore alimentare.

  • L’Agentic Commerce: La Rivoluzione degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    L’Agentic Commerce: La Rivoluzione degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    In Breve

    Cosa è l'agentic commerce?
    L'agentic commerce è un ecosistema in cui agenti di intelligenza artificiale eseguono transazioni in tempo reale per conto dei clienti.
    Quali sono i vantaggi dell'agentic commerce?
    I vantaggi includono una maggiore efficienza nelle transazioni e la possibilità di modelli di business modulari e micro-transazionali.
    Come influisce l'agentic commerce sulle infrastrutture di pagamento?
    Richiede architetture di pagamento robuste in grado di gestire transazioni dinamiche e autenticazione in tempo reale.

    Negli ultimi anni, il commercio elettronico ha subito una trasformazione significativa grazie all’introduzione di agenti di intelligenza artificiale (AI) in grado di avviare e completare transazioni. Questo fenomeno, noto come agentic commerce, rappresenta un cambiamento radicale nel modo in cui le aziende interagiscono con i consumatori online.

    Tradizionalmente, il commercio digitale si è concentrato sull’ottimizzazione dell’esperienza utente, utilizzando interfacce intuitive e percorsi di navigazione ben definiti. L’uso dell’AI era limitato a strumenti come chatbot e assistenti virtuali. Tuttavia, con l’emergere dell’agentic commerce, gli agenti AI possono ora eseguire transazioni direttamente per conto dei clienti, cambiando radicalmente il panorama del commercio elettronico.

    Per facilitare questa evoluzione, le infrastrutture di pagamento stanno subendo un cambiamento fondamentale. Le piattaforme stanno diventando sempre più leggibili dalle macchine, consentendo agli agenti AI di completare transazioni in tempo reale. Questo passaggio è cruciale per le grandi imprese, che inizialmente adotteranno agenti proprietari sulle loro piattaforme digitali, con l’obiettivo di migliorare la conversione, raccogliere dati e mantenere i clienti all’interno del loro ecosistema.

    Tuttavia, affinché le aziende possano trarre vantaggio dall’agentic commerce, è essenziale aprirsi anche a agenti non controllati dai brand, gestiti dai consumatori o dai reparti acquisti. Ignorare questa opportunità potrebbe portare a una perdita di quote di mercato.

    Un aspetto operativo cruciale dell’agentic commerce è la necessità di infrastrutture software avanzate. Gli agenti autonomi elaborano dati in modo diretto, rendendo fondamentale l’ottimizzazione di cataloghi e metadata per i modelli linguistici. Questo può includere collaborazioni con partner specializzati per migliorare la scoperta dei prodotti.

    Un altro nodo cruciale è rappresentato dal livello di pagamento. L’attività degli agenti AI genera volumi di transazione altamente dinamici, e un errore in qualsiasi fase del processo di autenticazione può interrompere l’intera catena di acquisti. Per i merchant, la priorità è costruire un’architettura di pagamento robusta che possa verificare l’intento umano e il consenso esplicito, riconoscere e autenticare l’agente specifico e gestire transazioni sicure su più canali in tempo reale.

    L’agentic commerce favorisce anche la transizione verso modelli di business più flessibili e micro-transazionali. Invece di pacchetti rigidi, gli agenti possono sottoscrivere servizi SaaS in modo dinamico o abilitare l’acquisto di singole lezioni su piattaforme di apprendimento, combinando contenuti da diversi fornitori e distribuendo automaticamente i pagamenti tra i merchant coinvolti.

    Al centro di questa evoluzione c’è il passaggio da infrastrutture di pagamento tradizionali a flussi monetari programmabili. I sistemi ora eseguono transazioni basate su condizioni di intento e permesso continuamente valutate, con la conferma del consenso umano che diventa una difesa fondamentale contro attività AI non autorizzate.

    Per abilitare questo modello, sono necessari ambienti di pagamento capaci di interpretare istruzioni delegate, rispettare vincoli di spesa ed eseguire transazioni istantanee. Le credenziali di pagamento legate agli agenti consentono un’autonomia operativa, mantenendo al contempo il controllo finanziario e la tracciabilità per l’utente.

    I principali circuiti di carte stanno già formalizzando componenti di questo nuovo modello, mentre aggiornamenti normativi come PSD3/PSD4 e l’AI Act europeo stabiliscono aspettative di responsabilità che rendono la conformità un fattore critico. L’insieme di autenticazione in tempo reale degli agenti, requisiti normativi e credenziali programmabili introduce una complessità operativa che può essere mitigata attraverso un punto di integrazione unico, semplificando l’architettura di backend e preparando le aziende ad accettare pagamenti macchina-a-macchina.

    In conclusione, il reset a livello di protocollo del commercio digitale è in accelerazione. Il vantaggio competitivo andrà a chi saprà mettere in sicurezza le proprie infrastrutture di pagamento per primo, valutando immediatamente la capacità di verificare l’intento e autenticare gli agenti.

  • Omr presenta il primo bilancio sociale: un passo verso la sostenibilità e l’apertura al mercato

    Omr presenta il primo bilancio sociale: un passo verso la sostenibilità e l’apertura al mercato

    In Breve

    Che cos'è il bilancio sociale di Omr?
    È un documento che anticipa gli standard europei di rendicontazione ESG e promuove la trasparenza.
    Quali sono i dati economici presentati nel bilancio?
    Nel 2025, Omr ha registrato un EBITDA di 58 milioni e un fatturato di 529 milioni di euro.
    Quali strategie di sostenibilità ha adottato Omr?
    Omr ha delineato strategie su decarbonizzazione, economia circolare e salute e sicurezza.

    Omr, azienda leader nel settore automotive, ha recentemente presentato il suo primo bilancio sociale, un’iniziativa che anticipa gli standard europei di rendicontazione ESG. Questo documento rappresenta un importante passo verso la trasparenza e l’autoregolamentazione, come sottolineato dal presidente Marco Bonometti.

    Nel bilancio, Omr riconosce la sostenibilità come una leva strategica fondamentale per rafforzare la competitività, promuovere l’innovazione e migliorare l’efficienza del sistema produttivo. Bonometti ha inoltre dichiarato che l’apertura del capitale all’esterno e l’opzione di una quotazione in Borsa non sono escluse nel percorso di crescita dell’azienda.

    Il bilancio presenta dati economico-finanziari relativi all’anno 2025, con un EBITDA di 58 milioni di euro, corrispondente all’11% del fatturato, e un utile netto di 22 milioni. Il patrimonio netto dell’azienda ammonta a 295 milioni, mentre il fatturato, derivante dalle attività dei sette stabilimenti (quattro in Italia e tre all’estero), si attesta a 529 milioni di euro.

    Questa iniziativa si colloca in un contesto di profonda transizione per l’industria automobilistica e per la filiera dei fornitori. Tra le strategie delineate nel bilancio, spicca lo sviluppo di tecnologie basate sull’alluminio, che consentono di ridurre il peso dei componenti fino al 40-50% rispetto alle soluzioni tradizionali. Questo approccio mira a diminuire consumi ed emissioni, sostenendo così la transizione verso la mobilità elettrica.

    Il Piano di sostenibilità di Omr si articola su cinque direttrici strategiche: decarbonizzazione, economia circolare, salute e sicurezza delle persone, filiera responsabile e governance. Sul fronte dell’economia circolare, l’azienda si impegna a valorizzare il recupero interno dei materiali e a gestire le risorse in modo più efficiente.

    Nel 2025, gli stabilimenti italiani di Omr hanno consumato oltre 17.900 MWh di energia da fonti rinnovabili, di cui più di 2.270 MWh autoprodotti tramite impianti fotovoltaici, con una riduzione delle emissioni di CO2 del 6% rispetto all’anno precedente.

    Dal punto di vista occupazionale, Omr conta oltre 4.000 dipendenti a livello globale, con un campione di 1.623 lavoratori attivi in Italia, Cina, Stati Uniti e Marocco, provenienti da 47 Paesi diversi. Oltre il 94% del personale è assunto con contratto a tempo indeterminato, e l’azienda non ha fatto ricorso alla cassa integrazione anche nelle fasi più critiche.

    Nel 2026, il percorso di sostenibilità di Omr è stato ulteriormente rafforzato dal conseguimento della certificazione Uni/PdR 125, dedicata alla parità di genere, evidenziando l’impegno dell’azienda per una cultura inclusiva e responsabile.

  • Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita e l’internazionalizzazione

    Cremonini lancia un piano triennale da 600 milioni per la crescita e l’internazionalizzazione

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    Qual è l'importo del piano triennale di Cremonini?
    Cremonini ha varato un piano triennale da 600 milioni di euro.
    Qual è l'obiettivo di fatturato di Cremonini per il 2028?
    L'obiettivo è raggiungere un fatturato di 7,5 miliardi di euro entro il 2028.
    Quali settori beneficeranno degli investimenti?
    Gli investimenti saranno destinati alla ristorazione, alla produzione di carni e alla distribuzione nel mercato Ho.Re.Ca.

    Il Gruppo Cremonini ha ufficializzato un ambizioso piano triennale che si estende fino al 2028, con un pacchetto di investimenti pari a 600 milioni di euro. Questo piano mira a implementare una catena del valore integrata, promuovere l’internazionalizzazione e migliorare l’efficienza operativa, con l’obiettivo di raggiungere un fatturato di 7,5 miliardi di euro entro il 2028.

    Nel 2025, il gruppo ha registrato un fatturato superiore a 6,4 miliardi di euro, con previsioni di crescita per il 2026 fissate a un minimo di 6,7 miliardi. Tuttavia, l’azienda affronta sfide significative a causa dell’aumento dei costi energetici, che stanno comprimendo i margini di profitto.

    Per il 2026, la prima fase del piano prevede investimenti superiori a 150 milioni di euro, di cui circa 40 milioni destinati alla ristorazione. In particolare, Chef Express, il brand di ristorazione del gruppo, subirà un’ottimizzazione strutturale e un piano di nuove aperture, con un focus particolare sul Mezzogiorno, in particolare in Puglia e nelle grandi isole.

    Il Gruppo Cremonini ha confermato la sua intenzione di partecipare a gare per concessioni in aeroporti, stazioni ferroviarie e aree autostradali, ampliando così la propria presenza nel settore della ristorazione “in viaggio”. Le restanti risorse saranno destinate alla produzione di carni bovine e salumi tramite Inalca e alla distribuzione nel mercato Ho.Re.Ca. attraverso Marr.

    Marr, leader nella distribuzione all’Ho.Re.Ca. in Italia con un fatturato di circa 2,1 miliardi di euro, sta attuando un piano di rinnovamento delle piattaforme logistiche, con nuove filiali attive a Roma, in Lombardia e in Puglia. Tuttavia, il gruppo ha segnalato un calo dei consumi nel settore della ristorazione, con dati Fipe che mostrano un rallentamento degli ingressi nei pubblici esercizi. Nonostante ciò, i consumi nella ristorazione rimangono sostanzialmente stabili, sebbene privi di un trend brillante a causa della diminuzione del potere d’acquisto.

    Inalca, parte del gruppo, gestisce oltre 230.000 bovini tra Italia e Polonia e dispone di un importante polo produttivo a Sochocin, dedicato alla macellazione e lavorazione delle carni. In Italia, l’azienda intende potenziare la base di allevatori per migliorare l’integrazione della filiera bovina, con circa il 40% dei ricavi provenienti dall’estero, principalmente dall’Europa, ma anche da Africa e Russia.

    Il Gruppo Cremonini non esclude ulteriori espansioni in Nord America, partendo dal Canada, dove già possiede uno stabilimento per il confezionamento di salumi, attraverso piccole acquisizioni o joint venture con partner locali. Le risorse del piano saranno impiegate per nuovi stabilimenti, piattaforme e ristoranti, in linea con la strategia aziendale che si fonda sull’essere un’azienda di famiglia.

  • Il Commercio in Italia: Un Settore in Trasformazione tra Riduzione dei Punti Vendita e Crescita del Fatturato

    Il Commercio in Italia: Un Settore in Trasformazione tra Riduzione dei Punti Vendita e Crescita del Fatturato

    In Breve

    Qual è la riduzione dei punti vendita in Italia dal 2018?
    Il numero di negozi al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità.
    Come è cambiato il fatturato del settore commerciale?
    Il fatturato complessivo è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato crescita nonostante la crisi?
    Le farmacie (+4,2%) e i discount alimentari hanno visto un notevole incremento nel fatturato.

    Negli ultimi anni, il panorama del commercio al dettaglio in Italia ha subito una trasformazione significativa. Tra il 2018 e i dati più recenti, il numero di negozi è diminuito drasticamente, passando da 666.479 a 570.313, per una riduzione di circa 96mila unità (-14,4%). Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il fatturato complessivo del settore ha registrato un aumento del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.

    Questa contrazione ha colpito in particolare i settori più tradizionali. Gli ambulanti, ad esempio, hanno visto una riduzione del 27,3%, mentre i piccoli negozi alimentari hanno subito un calo del 17,9%. Al contrario, le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%, dimostrando una certa resilienza nel mercato.

    Un elemento chiave di questo aumento del fatturato è rappresentato dai discount alimentari, che hanno visto un incremento delle unità locali del 7,4%, un aumento del 51,2% degli addetti e un impressionante aumento del 101,1% nel fatturato. Questo trend è in parte spiegato dall’inflazione, che nel periodo è salita del 19,8%, ma riflette anche una crescente ricerca di convenienza da parte delle famiglie italiane.

    In aggiunta, il settore dell’e-commerce, della vendita porta a porta e dei distributori automatici ha mostrato una crescita significativa, con un aumento del 13,6% delle unità locali e un incremento del 41,9% del fatturato. Questi dati evidenziano come il commercio stia evolvendo verso modelli più moderni e digitalizzati.

    Dal punto di vista occupazionale, la diminuzione dei punti vendita non ha comportato una perdita equivalente di posti di lavoro. Infatti, il numero degli addetti è sceso solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come abbigliamento e calzature hanno visto incrementi marcati (+22,4%), così come gli articoli culturali e ricreativi (+21,4%), sebbene entrambi i comparti abbiano chiuso numerosi punti vendita.

    Il fatturato per addetto è cresciuto del 27,9%, passando da 172mila a 220mila euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, tuttavia, il fatturato per addetto è aumentato solo del 4,4%, mentre il fatturato complessivo è calato dell’8,4% e la dimensione media dei punti vendita si è ridotta del 13,6%. Questo fenomeno è simile a quanto osservato in Francia, dove i grandi formati sembrano aver superato la fase di maturità.

    Analizzando i dati territoriali, il Sud Italia mantiene una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, al funzionamento degli incentivi e alla crescita del turismo. È interessante notare che il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

  • Cottarelli: L’Italia e la Flessibilità Ue sul Debito Pubblico

    Cottarelli: L’Italia e la Flessibilità Ue sul Debito Pubblico

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    L'Italia ha bisogno di maggiore flessibilità Ue per il debito pubblico?
    No, secondo Cottarelli, l'Italia non ha attualmente necessità di ricorrere a maggiore flessibilità.
    Quali sono le preoccupazioni riguardo ai programmi elettorali?
    Cottarelli evidenzia che molte promesse politiche sono prive di coperture finanziarie.
    Come è cambiato il potere d'acquisto dei lavoratori in Italia?
    Negli ultimi anni, i lavoratori hanno perso circa il 13% del potere d'acquisto a causa dell'inflazione.

    Carlo Cottarelli, noto economista e già commissario alla spending review, ha recentemente espresso la sua opinione riguardo alla situazione economica dell’Italia e all’uso della flessibilità concessa dall’Unione Europea per aumentare il debito pubblico. Secondo Cottarelli, attualmente l’Italia non ha bisogno di ricorrere a questa maggiore flessibilità, a meno che non si presenti un rischio imminente di recessione.

    Durante un’analisi approfondita, Cottarelli ha sottolineato che gli indicatori economici attuali non mostrano una debolezza tale da giustificare una manovra espansiva generalizzata. I dati del primo trimestre del 2026, infatti, hanno mostrato una performance relativamente positiva, con un incremento dell’occupazione e della produzione industriale. Tuttavia, si è registrata una lieve flessione a maggio, mantenendo comunque livelli elevati.

    In questo contesto, Cottarelli ha suggerito che eventuali interventi economici dovrebbero essere mirati a settori specifici colpiti dalla crisi, piuttosto che adottare misure generali. Questi interventi potrebbero essere finanziati attraverso il taglio di altre spese o mediante un incremento delle entrate fiscali.

    Un altro punto cruciale sollevato da Cottarelli riguarda la trasparenza nei programmi elettorali. Ha messo in guardia contro le promesse politiche prive di coperture finanziarie, evidenziando che recenti stime indicano impegni non finanziati per un valore compreso tra 140 e 150 miliardi di euro all’anno da parte di alcuni partiti. Tali impegni, se non supportati da adeguate risorse, potrebbero avere implicazioni significative sul debito pubblico nel lungo termine.

    Riguardo ai salari, Cottarelli ha notato che i salari reali in Italia sono diminuiti di circa il 6,6% negli ultimi trent’anni. Sebbene il salario minimo possa giocare un ruolo nel migliorare la situazione, non risolve il problema strutturale legato alla bassa crescita della produttività. Per affrontare questa sfida, è fondamentale implementare politiche che favoriscano gli investimenti e rendano l’Italia più attrattiva per le imprese.

    Inoltre, l’inflazione ha avuto un impatto significativo sul potere d’acquisto dei lavoratori. Tra il 2021 e il 2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, portando a una perdita di potere d’acquisto del 13% per i lavoratori dipendenti. Sebbene nei tre anni successivi i salari abbiano recuperato parte del terreno perso, la ripresa dell’inflazione rappresenta un rischio aggiuntivo per il potere d’acquisto.

    Infine, Cottarelli ha affrontato il tema del consolidamento bancario, ritenendo inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e mondiale. Ha sottolineato l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo cruciale per le famiglie e le piccole e medie imprese, auspicando un approccio a doppio binario nel rafforzamento del sistema bancario.

  • Sblocco di 300 milioni per l’autotrasporto: un passo avanti per il settore

    Sblocco di 300 milioni per l’autotrasporto: un passo avanti per il settore

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    Qual è l'importo del credito d'imposta per l'autotrasporto?
    Il credito d'imposta ammonta a 300 milioni di euro.
    Quando possono essere presentate le domande per il credito?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre.
    Cosa prevede il tavolo permanente della logistica?
    Il tavolo permanente servirà per discutere di logistica nazionale, normative e investimenti.

    Il governo italiano ha recentemente sbloccato un credito d’imposta da 300 milioni di euro a favore delle imprese di autotrasporto, come annunciato dal decreto attuativo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026. Questa misura rappresenta un importante sostegno per le aziende del settore, che si trovano ad affrontare sfide significative legate all’aumento dei costi operativi.

    Il credito d’imposta, che può arrivare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli, si applica alle fatture emesse nel periodo compreso tra marzo e giugno 2026. Le imprese beneficiarie sono quelle che utilizzano gasolio commerciale per veicoli con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. È stata confermata l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili, ampliando così le opzioni per le aziende.

    Le domande per accedere al credito potranno essere presentate a partire da settembre tramite una piattaforma dedicata gestita dall’Agenzia delle Dogane. Questa iniziativa segue settimane di pressioni da parte delle associazioni di categoria, culminate in un incontro al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 22 luglio, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Durante questo incontro, si è fatto il punto sugli impegni assunti dal governo il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale.

    Il governo si era impegnato non solo a introdurre il credito d’imposta, ma anche a consentire la dilazione del pagamento delle imposte. Queste misure sono state formalizzate in un decreto-legge approvato il giorno stesso dell’incontro e confermate con la conversione in legge (Legge 25 giugno 2026, n. 113, pubblicata il 27 giugno).

    Le associazioni di categoria, tuttavia, avevano segnalato incertezze operative nelle settimane successive. Unatras, ad esempio, aveva scritto il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per sollecitare tempi certi e chiarezza sulle modalità di accesso al credito.

    In aggiunta, è stata annunciata la convocazione, prevista per i primi giorni di settembre, di un tavolo permanente dell’autotrasporto merci e della logistica. Questo tavolo, presieduto dal ministro e aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio, rappresenterà uno strumento stabile di confronto su questioni cruciali come la logistica nazionale, le normative, l’intermodalità e gli investimenti.

    Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».

  • UniCredit: Utili Record nel Primo Semestre del 2026

    UniCredit: Utili Record nel Primo Semestre del 2026

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    Qual è stato l'utile netto di UniCredit nel primo semestre del 2026?
    L'utile netto di UniCredit nel primo semestre del 2026 è stato di 6,3 miliardi di euro.
    Come si confronta l'utile del secondo trimestre rispetto alle stime?
    L'utile del secondo trimestre è stato di 2,9 miliardi, superiore alle stime di circa 2,83 miliardi.
    Qual è la previsione per l'utile netto di UniCredit nel 2026?
    La previsione per l'utile netto di UniCredit nel 2026 è di oltre 11 miliardi di euro.

    UniCredit ha chiuso il primo semestre del 2026 con un utile netto di 6,3 miliardi di euro, segnando il miglior risultato della sua storia. Questo risultato rappresenta un incremento del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e un aumento del 24% se si esclude una posta straordinaria negativa di 245 milioni di euro legata ai proventi da negoziazione nel secondo trimestre.

    Nel solo secondo trimestre, l’utile netto ha raggiunto i 2,9 miliardi di euro, superando le stime di mercato che si attestavano intorno ai 2,83 miliardi. I ricavi netti core hanno mostrato una crescita del 3,6% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo i 12,2 miliardi di euro, sostenuti da un forte impulso delle commissioni e dai risultati della gestione assicurativa. Inoltre, il margine di interesse ha mostrato un’accelerazione sequenziale, supportato da una crescita di qualità nei volumi.

    Nel primo semestre, i ricavi netti totali sono stati pari a 13 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, escludendo la posta straordinaria sui proventi da negoziazione, o del 4% al netto di tale esclusione. Tuttavia, il margine di interesse ha registrato una flessione dello 0,8% rispetto al primo semestre dell’anno scorso, attestandosi a 7,2 miliardi di euro. Se si esclude l’impatto della Russia, il margine di interesse è aumentato dello 0,2%, con previsioni di ulteriore accelerazione sequenziale.

    Le commissioni e i risultati della gestione assicurativa hanno totalizzato circa 5 miliardi di euro nel semestre, con un incremento dell’11%, rappresentando circa il 38% dei ricavi netti. I proventi da negoziazione, invece, si sono attestati a 229 milioni di euro, in calo del 55% rispetto al primo semestre dell’anno precedente, principalmente a causa della posta straordinaria negativa di 245 milioni nel secondo trimestre.

    Il costo del rischio si è mantenuto basso, a 17 punti base. Nel secondo trimestre, il gruppo ha generato organicamente 2,5 miliardi di euro, equivalenti a 85 punti base di capitale. Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, ha evidenziato come il programma Unlimited stia accelerando la crescita redditizia dei ricavi e migliorando l’efficienza operativa. Orcel ha anche comunicato un aggiornamento della guidance per l’utile netto 2026, previsto ben oltre 11 miliardi di euro, o circa 11,5 miliardi escludendo i costi di integrazione. Questo risultato sottolinea l’efficacia della strategia aziendale e gli investimenti in persone, tecnologia e intelligenza artificiale.

  • easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    In Breve

    Qual è stato l'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026?
    L'utile ante imposte adjusted di easyJet nel terzo trimestre 2026 è stato di 85 milioni di sterline.
    Qual è stata la causa principale del calo dell'utile?
    Il calo dell'utile è stato principalmente causato dall'aumento del costo del carburante e dal rallentamento della domanda.
    Come si prevede la crescita della capacità per l'esercizio 2026?
    Per l'intero esercizio 2026, easyJet prevede una crescita della capacità di circa il 6%.

    easyJet ha chiuso il terzo trimestre dell’esercizio 2026 con un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline, evidenziando un calo del 70% rispetto ai 286 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è stato fortemente influenzato dall’aumento dei costi del carburante e dalla diminuzione della domanda, in parte a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha avuto un impatto negativo sulle prenotazioni durante i mesi primaverili.

    Tuttavia, le prenotazioni last minute hanno mostrato segni di resilienza, e il management ha riportato una graduale ripresa della fiducia dei consumatori. Nel trimestre, la capacità di volo è aumentata del 3% in ASK (Available Seat Kilometers), mentre i posti disponibili sono cresciuti dell’1%. I passeggeri trasportati sono stati 25,8 milioni, con un load factor dell’88,9%, in calo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

    Il ricavo unitario (RASK) ha subito una diminuzione del 3%, sebbene abbia mostrato un miglioramento di un punto percentuale rispetto alle previsioni di maggio. Il costo unitario (CASK), al netto del carburante, è aumentato del 3%, mentre il costo del carburante è salito del 13%, comportando un aggravio di 105 milioni di sterline rispetto al terzo trimestre 2025. Aprile ha segnato il picco dei prezzi del carburante, che ha raggiunto circa 1.800 dollari per tonnellata metrica, incidendo in particolare sulla parte non coperta da hedging.

    Il segmento di easyJet holidays ha mostrato stabilità, registrando un utile ante imposte di 84 milioni di sterline, rispetto ai 86 milioni dell’anno precedente. Al netto degli effetti dei cambi, il risultato operativo è aumentato del 7%, con un incremento dell’8% nel numero di clienti, che ha permesso alla compagnia di guadagnare quote di mercato.

    Per l’intero esercizio 2026, il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%, con una previsione di crescita dei clienti a doppia cifra bassa rispetto ai 3,1 milioni registrati nel 2025. Nella prima metà dell’esercizio 2027, la crescita della capacità dovrebbe tornare a livelli più normali, con rendimenti dei biglietti previsti in aumento di una percentuale a una cifra medio-alta.

    Il CEO Kenton Jarvis ha dichiarato: «L’impatto del conflitto in Medio Oriente ha continuato a riflettersi sia sui prezzi del carburante sia sulle tendenze di prenotazione durante il trimestre. Abbiamo mantenuto una politica tariffaria competitiva che ha sostenuto una forte domanda di prenotazioni last minute per voli e pacchetti vacanza, mentre l’attenzione costante all’esecuzione operativa ci ha permesso di migliorare ulteriormente la puntualità e la soddisfazione dei clienti».

    easyJet conferma la sua strategia di miglioramento della redditività attraverso iniziative di efficienza operativa, lo sviluppo del business holidays e nuovi programmi di fidelizzazione previsti per il 2027. Con il ritorno a condizioni di mercato più favorevoli, la compagnia ritiene che queste iniziative possano supportare il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine di oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte.