In Breve
- Qual è l'importo totale coinvolto nella truffa?
- L'importo totale coinvolto nella truffa è di 95 milioni di euro.
- Quali misure sono state adottate per recuperare i fondi?
- Sono stati recuperati 40 milioni in Cina e sequestrati 13 milioni in Portogallo.
- Chi sono i pubblici ministeri dell'inchiesta?
- I pubblici ministeri titolari dell'inchiesta sono Alfonso Serritiello e Barbara Benzi.
La procura di Milano ha avviato un’indagine su una complessa truffa via WhatsApp che ha colpito la banca Fideuram, portando a bonifici per un totale di 95 milioni di euro. L’episodio è emerso quando l’ex presidente dell’istituto, Paolo Molesini, ha ricevuto un messaggio che lo invitava a effettuare operazioni finanziarie tramite la tesoreria della banca, giustificate come necessarie per concludere un’operazione all’estero.
Il raggiro è stato ulteriormente aggravato da una telefonata in cui una voce, apparentemente quella di un legale noto a Molesini, è stata riprodotta utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale. Inoltre, sono state inviate e-mail contraffatte contenenti coordinate bancarie di società e conti esteri, inducendo così a disporre i bonifici.
Tuttavia, i sistemi di sicurezza interni di Fideuram hanno rilevato anomalie nelle transazioni, permettendo di bloccare e recuperare 40 milioni di euro presso un istituto bancario cinese. Inoltre, grazie a collaborazioni internazionali e all’intervento di Eurojust, sono stati sequestrati ulteriori 13 milioni di euro in una banca in Portogallo.
Nonostante questi successi, rimangono ancora circa 36 milioni di euro che sono stati trasferiti su conti esteri e in parte convertiti in criptovalute. La procura ha attivato rogatorie internazionali per rintracciare queste somme prima che possano essere monetizzate.
Nel registro degli indagati figura un nome di provenienza straniera, come indicato nel decreto di sequestro preventivo emesso a maggio. I pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Alfonso Serritiello e Barbara Benzi, stanno seguendo da vicino l’evoluzione del caso. È importante sottolineare che Molesini non è indagato e ha rassegnato le dimissioni da presidente a marzo per motivi personali.

